2 maggio

Le radici

Che la mia famiglia fosse cristiana è un fatto. In lei nacqui alla fede, imparai a pregare da piccolo, ad avere il timore di Dio, a frequentare la parrocchia, a non bestemmiare, a prender parte alle processioni, e a costruire il presepio nell'avvicinarsi del Natale.

Pensando alla mia religiosità infantile, certamente tradizionale e alquanto statica e scarsa di fermenti creativi, non posso non trovare in essa valori estremamente validi.

Ancora oggi mi colpisce l'unità che creavano in me fede e cultura, umano e divino, preghiera e pace, Chiesa e famiglia, fantasia e realtà, Dio e uomo.

Non avevo ancora letto la Genesi, dove si parla di Dio che pone l'uomo nel giardino dell'Eden per coltivarlo e custodirlo, ma mi sentivo nel giardino datomi da Lui, nello spazio di questa mia terra, di questa mia vocazione e intuivo il rapporto con Lui, che passeggiava sotto gli alberi del giardino svelandomi poco alla volta la sua invisibile presenza.

Non conoscevo ancora Geremia, che racconta la storia del vasaio che plasma la creta e che riprende inesausto il vaso che si rompe fra le sue mani e con la stessa creta abbozza un altro vaso (Cf. Ger 18). Ma mi sentivo nelle mani di un Dio che ci rifà continuamente e che non si stanca di cambiare il progetto che ha su di noi quando gli resistiamo con la povertà e fragilità della nostra creta.

Sì, la mia famiglia mi ha aiutato a mettere le basi della fede e della speranza. 

indice Carlo Carretto 2003