6 maggio

Il salto

Io non credo che esista al mondo un mestiere così difficile come quello di vivere di fede, di speranza e di amore!

Si tratta in fondo di fare un salto nel buio, per essere più precisi, un salto nell'Invisibile.

Non è facile.

Trovarsi davanti ad un pozzo oscuro e sentirsi dire: «chiudi gli occhi e salta giù», non è facile per nessuno.

E se il buco è senza fondo?

E se nessuno mi sostiene?

Anche se ti viene in aiuto la speranza con la sua memoria: «Ricorda Israele, ...ricorda Israele. Sono io che t'ho tratto dall'Egitto, ...sono con te, ...sono io...» (cf. Dt 5, 6ss), e l'esperienza fatta negli innumerevoli altri salti che hai vissuto durante la tua vita senza farti male, anzi provando l'immensa gioia che in quell'istante hai sperimentato la presenza di Dio, tutte le volte che devi ricominciare, senti la paura.

E inutile nascondercelo: la fede è una prova, una tremenda prova che ha come paradigma la morte stessa e nessuno può evi­tarcela, nemmeno Dio.

Si direbbe poi, e non penso di sbagliarmi, che non ci sia nulla che interessi Dio nei nostri riguardi più del vederci immersi in questo atto di fede. Lui è come un'amante che guarda dalla finestra ansiosa l'arrivo dell'amato.

E come il padre che gode nel veder correre suo figlio tra la folla verso di lui e con l'ansia addosso.

Perché non dobbiamo dimenticare che la fede non è disgiunta dall'amore e, in fondo in fondo, è la prova dell'amore, direi la prima.

«Senza fede non si può piacere a Dio » (Eb 11, 6).

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