10 marzo 2013

Attendere

 Il tutto incominciò quel giorno in cui in una fetta di deserto, nella solitudine del Sahara, sognai di essere schiacciato da un gran masso di granito sotto il quale mi ero addormentato per riposare. Fui condotto dinanzi al giudizio di Dio, e fui giudicato sull'amore: nient'altro. Una coperta negata ad un povero mi spedì in purgatorio e là capii che per uscirne avrei dovuto fare un atto d'amore perfetto cioè un atto della stessa natura dell'amore di Gesù.

Non mi sentii capace.

Da allora sono passati molti anni e proprio ieri, venerdì santo, ripensando alla passione di Gesù mi ritrovavo nella stessa posizione di quel tempo sotto la grande pietra.

Non sono capace di perfetto amore, non ho la forza di seguire Gesù sul Calvario

Ma è possibile che io mi senta capace? E se mi sentissi capace, se mi sentissi forte, non sarei forse peggiore di quel che sono? Ecco la verità finalmente scoperta nel lungo travaglio dell'esperienza religiosa in me. Se dipenderà solo da me non sarò mai capace! Deve compiersi un fatto, un passaggio; deve scoccare un lampo, deve venire qualcuno, deve prodursi qualcosa onde... divenire capace.

Ma io non potrò mai scoprirlo, mai anticiparlo, mai prevederlo!

Devo solo attendere pregando, amando, piangendo, supplicando.

Questa è la posizione dell'uomo sulla terra.

Dio, che è Dio dell' impossibile, verrà all'improvviso e toccando la mia anima mi renderà capace di seguirlo là dove lui ha stabilito di condurmi, come il ladrone in quel pomeriggio del venerdì santo.

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