3 maggio 2015
Essere bambini
Dio non è mai assente dalla nostra vita, non può esserlo, «in Lui siamo e ci muoviamo». Ma quali sforzi per ridurre ad abitudine queste verità! Quanti atti di fede per imparare a navigare nel mare di Dio ad occhi chiusi e con la convinzione che se anche affondiamo, affondiamo in Lui, nel divino eterno Presente. Fortunato colui che impara a vivere questa navigazione «in Dio» e che sa rimanere sereno anche quando la tempesta imperversa.
«Ti amo, JHWH, mia forza
JHWH mia roccia, mia fortezza, mio scampo...
Mi avvolsero frangenti di morte
e torrenti rovinosi mi hanno sgomentato...
Nella mia angoscia invocai JHWH
e al mio Dio gridai.
Ascoltò dal suo tempio la mia voce
e il mio grido gli giunge all'orecchio...
Stese dall'alto la sua mano e mi prese,
mi trasse dalle acque stragrandi» (cf. Sal 18, 2-17).
Davide conobbe questa drammatica navigazione e la sua anima fanciulla pare divertirsi nel battersi contro lo strapotere di Golia armato solo della sua debolezza (1 Sam 17).
Quanto è meraviglioso questo quadro in cui il fanciullo con cinque pietre vince il gigante! Ma il fanciullo "vive nel suo Dio" e sa che è sul suo Dio che pone la fiducia e quindi sull'Invincibile. E l'impossibile diventa possibile, e Golia è atterrato mentre Davide a quel ricordo canterà per tutta la sua vita.
«Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla.
In pascoli di erbe fresche mi fa riposare,
ad acque di sollievo mi conduce,
ristora l'anima mia» (Sal 23).
E lo canterà anche quando non sarà più un fanciullo e la marcia si farà più dura e la fede più buia. Sì, perché più si va avanti e più c'è il pericolo "di non essere più bambini". E la fede, la grande fede, ha bisogno dell'infanzia spirituale.