6 dicembre 2015

Ospitalità

Passare, in un giorno di gran caldo, in una terra arida e assolata e scorgere sul cammino una quercia con sotto la tenda di Abramo e sentirsi dire: «O Signore mio, ... non passare ti prego senza fermarti» (Gn 18, 3) per poi essere ospitato con signorilità dal grande patriarca, è cosa che fa piacere.

Giungere in tempo di siccità e carestia a Zarepta e incontrare una povera vedova che in nome di Dio ti fa cuocere una focaccia con l'ultima farina e il poco olio rimastole e poi ti ospita in casa sua per salvarti dalla morte, come capitò ad Elia (1 Re 17, 9-16), è cosa veramente buona.

Percorrere mezzo mondo per annunciare il Vangelo, come toccò a Paolo, e arrivare stanchi morti a Filippi per sentirsi dire da Lidia, commerciante di porpora a Tiatira: «Se giudicate ch'io sia fedele al Signore, venite ad abitare a casa mia» (At 16, 14), è senza dubbio cosa molto buona.

Oh divina ospitalità!

Oh capacità del cuore dell'uomo di aprirsi al fratello che passa sulla via!

Oh ubbidienza alla parola di Gesù che disse: «Se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due» (Mt 5, 41).

Oh coraggio inesausto dell'amore che vince l'egoismo del proprio isolamento e invita a tenere aperta la porta al bisogno dell'uomo tuo fratello!

Oh dolcezza di chi sa ascoltare in silenzio!

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