19 marzo 2017

Senza misura

Dio si è rimesso nelle mani dell'uomo stando dalla sua parte.

Si è rimesso nelle mani del povero stando all'ultimo posto. Resta ancora qualcosa?

Sì, resta qualcosa.

La misura dell'uomo, la misura del povero è ancora una misura.

Poi c'è una «non misura », un amare «senza misura».

E l'accettare da parte dell'uomo di buttarsi nell'abisso dell'oscurità, nel creato senza trasparenza.

E l'accettare da parte di Gesù — il Figlio — di essere abban­donato dal Padre.

Il grido tragico che riecheggia nel tempo è il grido stesso di Cristo crocifisso:

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27, 46).

Non ci sono ragionamenti che possano spiegare questa cosa.

E inutile tentare di capire, Dio tace. E tace anche quando si tratta del suo diletto, il suo Figlio unigenito Gesù. «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» e questo grido è il sunto di tutte le grida dell'umanità.

Dio tace.

E terribile il silenzio di Dio sull'oscurità dell'uomo.

Direi che ne diventa la sofferenza più grande. Certo ne è la prova più eroica.

E il «senza misura» richiestoci da Lui presto o tardi. Non cercate di capire, non ci riuscirete.

Non cercate di vedere, non vedrete.

Cercate di amare.

E nell'amore e solo nell'amore che può essere avvicinato Gesù Abbandonato e con Lui tutti gli abbandonati della terra.

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