31 dicembre 2017

Vieni, Signore Gesù

Ho capito che Dio è il Dio che viene.

E ho atteso.

Pregare per me significa attendere.

Sulla frontiera del mio limite, nella tensione del mio amore, avere la forza di attendere.

Vi dirò che Lui è sempre venuto, anche se la sua maniera di venire è sempre stata nuova, perché Lui è sempre «novità», ed è l'eterna molteplicità.

Dirvi che mi sono trovato bene con Lui è dirvi poco, anche se mi ha quasi sempre offerto un amore doloroso, sull'immagine e nella sostanza di Gesù crocifisso, e mi ha invitato con forza ad identificare il mio amore col dolore del mondo intero e con la sofferenza dei miei fratelli.

E penso – se la sua grazia mi sostiene, come spero – di tornare ogni alba e ogni sera della mia vita in quel punto di incontro.

E anche se prevedo che la mia povertà aumenterà avvicinandomi alla morte e sarà sempre più amara l'attesa, non voglio più mancare all'appuntamento.

Il Dio che viene mi ha ormai conquistato ed i miei occhi, stanchi di vedere solo le cose di quaggiù, sono felici di sorridere a Lui.

E vorrei che fossero bene aperti e pronti a sorridere davanti alla meraviglia che è Lui quando verrà l'ultima volta a rompere il velo del mio limite e ad introdurmi con tutto il «suo popolo», che è la Chiesa, nell'invisibile suo Regno di luce, di vita e di amore.

E per accelerare quel giorno faccio mia, d'ora innanzi, la preghiera più bella espressa dalle ultime parole dell'Apocalisse (cE Ap 20, 20) e posta come sigillo sulle cose rivelate:

«Vieni, Signore Gesù».

Come faccio mia la speranza gaudiosa contenuta nella risposta:

«"Sì, vengo presto!" Amen».

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