21 agosto 2022

Non molte parole

«Signore, il mio cuore non si esalta

né si sollevano i miei occhi

né vado cercando cose grandi o più alte di me.

Ma ho dominato e raffrenato l'anima mia

come un bambino svezzato,

come un bambino tra le braccia di sua madre,

così è in me l'anima mia» (Sal 131, 1-2).

Sì, come un bambino, ma molto bambino, un qualcosa che abbia ancora del feto, cioè dell'incapace di fare lunghi discorsi, direi, anzi, incapace di parlare.

Non ve ne accorgete che quando pregate normalmente non sapete cosa dire?

Ecco, quella è già vera preghiera.

Naturalmente questo bimbo è ancora avvolto nella carne di Adamo, e ha sul volto la maschera dell'uomo vecchio.

Quello sì che parla – parla fin troppo, come ebbe a dire Gesù: «Quando pregate non fate come i pagani che credono di essere esauditi a furia di parole» (Mt 6, 7) –, ma ciò che dice non è preghiera, è un po' di pettegolezzo spirituale; sovente uno sfog­gio di cultura, o, il più delle volte, paura.

Ma non occorrono molte parole, occorre invece la Parola, e con questa possiamo sempre pregare, anche quando da soli non sappiamo dire nulla.

Ma ciò che conta è lasciarsi fare da Lui che è la vita e tra-smette la vita, è la luce e trasmette la conoscenza, è amore ed insegna ad amare.

La vera preghiera, quella che rimane e che conta, è la con­templazione, e questa è passiva ed è stampata da Dio stesso nel bimbo suo, onde possa conoscere suo padre e abituarsi ad amar-lo come vuole il primo comandamento:

«Amerai Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze» (Dt 6, 5).

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