6 agosto 2023

Contemplativo e attivo

Se uno mi chiedesse com'è andata la faccenda e io dovessi scendere nei particolari, dovrei distinguere tre tappe che hanno caratterizzato il cammino della mia vita.

La prima tappa è stata quella dell'impegno vissuto a fondo: impegno familiare, impegno culturale, impegno organizzativo. E così fino a quarant'anni.

C'è un nome che riassume questo periodo e gli dà la nota dominante: Azione Cattolica.

Mi sono lasciato prendere fino in fondo, proprio com'è nella natura del mio essere.

L'Azione Cattolica mi ha condotto a uscire dal piccolo e ristretto ambiente familiare per farmi capire la Chiesa, viverne le tensioni profonde e scoprire il divino «noi» della comunità cristiana.

Devo molto all'Azione Cattolica e di essa ho solo cari ricordi.

A quarant'anni mi trovai a scoprire un'altra realtà e, quasi senza accorgermi, mi trovai a vivere la stupenda avventura del deserto.

Il Sahara è stato per me il vero rifugio dell'anima, il luogo stupendo della contemplazione, l'alcova prediletta dell'intimità con Dio.

Poi venne la terza tappa che, senza volerlo, sarebbe diventa­ta come la sintesi delle prime due.

Avevo conosciuto l'azione, avevo conosciuto il silenzio della contemplazione, ora Dio mi conduceva a un tempo in cui con­templazione e azione dovevano fondersi in un'unica realtà: la Chiesa.

La Chiesa, nella sua realtà, è nel deserto ed è sulle strade. E nella notte passata a pregare ed è nella tensione dolorosa del mondo chiamato ad essere rigenerato in Cristo Gesù.

La Chiesa, la vera Chiesa, è contemplativa e attiva allo stes­so tempo, proprio come contemplativo e attivo è il suo fondatore e modello unico: Gesù.

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