domenica 24 febbraio 2019

LA MORTE DELLA PARROCCHIA

 

Sui muri e sul giornale della città comparve uno strano annun­cio funebre: «Con profondo dolore annunciamo la morte della par­rocchia di Santa Eufrosia. I funerali avranno luogo domenica alle ore 11».

La domenica, naturalmente, la chiesa di Santa Eufrosia era af­follata come non mai. Non c'era più un solo posto libero, neanche in piedi. Davanti all'altare c'era il catafalco con una bara di legno scu­ro. Il parroco pronunciò un semplice discorso: «Non credo che la nostra parrocchia possa rianimarsi e risorgere, ma dal momento che siamo quasi tutti qui voglio fare un estremo tentativo. Vorrei che passaste tutti quanti davanti alla bara, a dare un'ultima occhiata al­la defunta. Sfilerete in fila indiana, uno alla volta e dopo aver guar­dato il cadavere uscirete dalla porta della sacrestia. Dopo, chi vorrà potrà rientrare dal portone per la Messa».

Il parroco aprì la cassa. Tutti si chiedevano: «Chi ci sarà mai den­tro? Chi è veramente il morto?».

Cominciarono a sfilare lentamente. Ognuno si affacciava alla ba­ra e guardava dentro, poi usciva dalla chiesa. Uscivano silenziosi, un po' confusi.

Perché tutti coloro che volevano vedere il cadavere della parroc­chia di Santa Eufrosia e guardavano nella bara, vedevano, in uno specchio appoggiato sul fondo della cassa, il proprio volto.

 

«Anche voi, come pietre vive, formate il tempio dello Spirito Santo, siete sacerdoti consacrati a Dio e offrite sacrifici spirituali che Dio ac­coglie volentieri, per mezzo di Gesù Cristo» (1 Pietro 2,5).

Se c'è polvere nelle sale della tua parrocchia, c'è polvere sulla tua anima. 

 
 

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