18 aprile 2003 - Via Crucis del Venerdì Santo - La Passione del Signore

LA MORTE DI GESU’ PER DONARE LA VITA

L’unica strada della vita, la croce.

I stazione  - Gesù muore sulla croce.

 VANGELO Gv 3,14-21

Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

 Crocifissione

Tutto è stato offeso nella sua vita.

Il corpo, dai piedi ai capelli, dalle mani al viso, tutto.

La fiducia: tutti lo hanno abbandonato all’infuori di Giovanni ed alcune donne.

Il futuro: gli gridano: discendi dalla croce e crederemo in Te.

Possiamo insistere sulla fine ignobile, ingloriosa, tragica, umiliante di Gesù.

Perché tutti ci possiamo trovare un momento di incontro, uno spazio di compagnia e comprensione.

Perché in nessun momento ci sentiamo soli nel nostro soffrire.

Con la tua morte hai creato uno spazio per ciascuno di noi accanto a te, ci hai sollevato accanto la tuo soffrire. Con la tua morte sei sceso nelle nostre morti quotidiane.

Tu Signore non solo ti sei fatto uno di noi, ma sei morto come uno di noi.

Sei nostro fratello, nostra guida nel viaggio più importante.

Pensiamo a tutte le persone che tremano in quell’istante.

Tu sei vicino.

Nessuno può seguirci in quell’ora. Tu ci sei.

Grazie per questa delicata tenerezza che ci avvolge nella prova.

Attiraci a te.

Tu sei il centro del vivere e del morire. Dopo aver sperimentato navigazioni di ogni genere, abbiamo trovato il porto.

II stazione  Non possiamo togliere la croce dalla vita

Lo crocifissero e con lui altri due

Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Golgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei ». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: « Non scrivere: Il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei ». Rispose Pilato: « Ciò che ho scritto, ho scritto ».

 

Non possiamo togliere la croce dalla vita.

Non possiamo togliere il dolore dai nostri giorni che scorrono veloci.

I nostri giorni sono scanditi dalle notti che lasciano spazio ai giorni.

I nostri giorni sfociano in notti accoglienti e rigeneranti.

C’è sempre una dimensione notturna, di croce, di gemito, di doglie del parto.

Anche l’età non può attestarsi sulla giovinezza o sull’infanzia.

C’è un lento adattamento alla trasformazione e all’accoglienza anche della caduta finale.

Ma è nello spirito che si vive ancor più i tormento della croce. Non essere quel che si vuole, non fare ciò che si vorrebbe, essere maschera del nostro progetto, vedere le mani tese che non possiamo cogliere.

E’ la nostra croce. E’ la morte del nostro orgoglio.

In questa crocifissione quotidiana che ci accompagna in ogni età, sostienici, Signore,

orienta il nostro sguardo verso la meta. Che non ci lasciamo attrarre da illusorie locande della felicità.

III stazione  L’utopia della Pasqua

Si son divise tra loro le mie vesti

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: « Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte ». E i soldati fecero proprio così.

 

In questo momento storico così difficile ma così denso di speranza, stanno crescendo i germi di un passaggio planetario, una Pasqua, da un mondo che finisce, con la sua etica utilitaristica, la cultura della superiorità, della competitività e del successo , la politica della delega, l’economia dell’accaparramento, a un mondo nuovo ( i cieli nuovi e la terra nuova, la nuova Gerusalemme) con l’etica della gratuità, una cultura della inn-nocentia e della minorità, una politica della corresponsabilità, una economia di corresponsabiltà, una economia della reciprocità e del prendersi cura.

E’ un passaggio, una pasqua, che si configura nelle strutture, nella cultura, nel lavoro

E’ passaggio, Pasqua, dalla violenza dell’autodistruzione del proprio corpo con una vita chimica (medicine, droghe, antiparassitari..) da una mente inconsapevole e ignorante da uno spirito nano, alla tenerezza di volersi bene e prendersi cura di se stessi, unificati e armonizzati in tutte le componenti, fisiche,  mentali e spirituali.

E’ passaggio, Pasqua, dalla violenza della competitività con i fratelli e superiorità rispetto a quanti vivono accanto a noi  alla tenerezza del servizio reciproco del prendersi cura gli uni degli altri, con la gioia della carezza e la mano calda dell’amico che ti accompagna.

E’ passaggio, Pasqua dalla violenza dello sfruttamento alla tenerezza verso il creato e alla sua parca utilizzazione, perché ci sia un planetario godimento delle sue risorse da parte di ciascun membro della famiglia umana, in questa e  nelle successive generazioni, perché, come affermano gli ecologisti, la terra ci è data in prestito dai nostri figli.

E’ passaggio, Pasqua, dalla violenza delle formazioni politico-economiche forti (blocchi, coalizioni) alla tenerezza di formazioni economiche, amministrative e politiche gestibili  e funzionali al bene comune, cioè al benessere generalizzato ed alla piena realizzazione di ogni essere umano.

L’utopia, il sogno e la tenerezza sono tutti elementi necessari per questo passaggio, per questa Pasqua

 Gli utopisti allora, sono coloro che, come le sentinelle della notte, stanno in questi anni lavorando per praticare la resurrezione per sé, per il prossimo, per i popoli del mondo e per la natura, perché anch’essa attende di essere liberata dalla schiavitù della corruzione

 L’Utopista è un contempla-attivo, sta cioè con lo sguardo nel futuro e con i piedi a terra, per trasformare l’utopia in progetto. Sa perfettamente che se vuole fare un solco dritto deve puntar l’aratro verso una stella

E così  lavorando per tempi futuri va perdendo quell’ultima paura che attanaglia l’uomo, lo rende violento e lo divide dagli altri uomini: la paura della morte. E diventa tenero.

IV stazione  Fiumi d’acqua viva per la sete del mondo

E subito ne uscì sangue e acqua

Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era gia morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: « Non gli sarà spezzato alcun osso ». E un altro passo della Scrittura dice ancora: « Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto ».

 

DeposizioneE uscì sangue ed acqua

La morte di Gesù ci ha sanato.

L’acqua è il gran elemento della vita.

E le acque si stendevano sull’abisso. Impastate con il caso sono la materia prima per ogni creazione.

L’acqua primordiale, l’acqua come elemento base.

Le acque del diluvio produssero una seconda nascita del mondo. Mondo puro, lavato, purificato, risanato, che produce ulivo e arcobaleno al pio Noè, ricco di anni, di figli e di benedizione di Dio.

L’acqua del mar Rosso fu morte per gli Egiziani e libertà per il popolo di Mosè.

Acque purificatrici e generatrici.

La tua morte in croce ci ha donato un fiume di acqua viva.

E’ un pozzo da dove sgorga acqua viva e chi ne beve non avrà più sete in eterno.

E’ la roccia che dà acqua che estingue la sete del deserto della vita.

E’ la fonte alla quale la cerva anela.

Chi viene a me non avrà più sete

Oggi scopriamo questa strada.

La indichiamo ai giovani, assetati di successo e di realizzazione di sé: tu sei l’acqua della conoscenza.

La indichiamo ai delusi: tu sei l’acqua della salute e della forza.. Chi ti incontra rinnova la vita.

La indichiamo agli ammalati e disperati. Venite a me voi tutti affaticati ed assetati ed io vi darò sollievo. Tu sei la salute.

La indichiamo ai desiderosi di pace. La pace è un dono che sgorga dal cuore di Gesù e si trasforma in fonte viva in coloro che lo amano.

V stazione  Per il tuo sangue siamo salvi

Dal Vangelo secondo Giovanni

Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

  

E uscì sangue.

Il sangue è la vita.

Togli il sangue, togli la vita. Levi il sangue, levi la vita. La vita è sacra, come il sangue.

Tu Signore, hai fatto sgorgare dal cuore trafitto, il sangue.

Sangue prezioso, vita preziosissima. Dono unico.

Chi beve il mio sangue ha la vita ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

Quel pane e quel vino dell’Eucaristia ci portano qui, sotto la tua morte.

Il fiotto di sangue scorre nelle vene delle nostre messe.

Tu ci alimenti con la tua morte e resurrezione.

Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta.

Sotto la croce hanno fatto la comunione con il tuo sangue.

C’erano i soldati, intenti a dividere le vesti, a tenere a bada la gente.

Il centurione, però, si accorse del mistero.

C’era la folla: prima spettatrice, poi muta, infine si strappava le vesti e si batteva il petto.

C’erano i discepoli a distanza. Vicini col cuore, lontani con il corpo e la vita.

Il sangue li nutre di coraggio nuovo.

C’eravamo noi. E ci siamo ancora.

Il tuo sangue continua a fluire e nutrire, continua a sgorgare e scandalizzare. Come è possibile?

Il sangue innocente che scorre è il tuo sangue.

Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo, perché con il tuo sangue tu nutri ogni vita.

 

VI stazione  Il tuo spirito è con noi

Dal Vangelo di Giovanni

La morte di Gesù

Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.

 

Il dono dello Spirito.

Sangue e d acqua, ma soprattutto il Suo spirito.

E chinato il capo spirò, ed emise il suo Spirito,

e donò a tutti il suo Spirito, lo Spirito santo.

Vera pentecoste che sgorga dal dono della vita.

Gesù dona i suoi 33 anni.

Gesù dona sua madre.

Poi il suo Spirito.

Questa è una nuova creazione.

Il velo del tempio si squarcia. Non ci sono più luoghi tempio, ma ogni luogo diviene tempio. Non servono veli a separare il tempio, tutto è santificato, reso tempio di Dio.

I sepolcri si scoperchiano. Anche la morte ha i suoi riti, i suoi diritti. Via i coperchi della morte. Tu  sei la vita, hai vinto la morte, tutti all’appello del vivente.

Terremoto, movimento di tutto ciò che è stabile. Le leggi della stabilità sono finite, ci sono le leggi dello Spirito, e Dio Sarà tutto in tutti e non ci sarà più morte, né lutto, nè lacrime, la prima creazione è finita, ecco ne faccio una nuova.

Ed emise lo spirito.

Donaci il tuo Spirito.

Sia vinta ogni morte, del cuore, dello spirito, dell’odio.

Le tre Maria alla tombaSia rotto ogni velo, dell’ignoranza, della diffidenza, del sospetto e della guerra.

Scoperchia ogni sepolcro, quelli delle nostre falsità, delle cattiverie lanciate come gas nervini, che paralizzano.

E’ primavera.

No, è vita nuova, è resurrezione in ogni coscienza, in ogni casa, in ogni luogo.

Alleluia. Cristo è risorto, è vivente, è la nostra vita. Alleluia.

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